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Roccadaspide


Il castello medievale
Compreso nell'agglomerato urbano del centro capoluogo, il castello è situato su un'altura che domina la sottostante Valle del fiume Calore Lucano. La sua edificazione venne presumibilmente iniziata nel 1245, sulla base di una rocca già esistente. Si ritiene che fu l'imperatore Federico II di Svevia a voler fortificare la struttura originaria, in seguito agli eventi relativi alla congiura di Capaccio, allo scopo di porre in quella zona un baluardo per meglio controllare la Valle del Calore Lucano. La documentazione storica rinvenuta, infatti, dimostra come almeno dal X secolo a Roccadaspide fosse presente una rocca ovvero una torre, mentre a partire dal 1270, e quindi subito dopo gli eventi del 1245, i documenti riferiscono dell'esistenza di un vero e proprio castello. D'altronde è certo che Federico II, nello stesso periodo in cui si fa risalire l'edificazione del castello di Roccadaspide, fece erigere numerose fortificazioni a guardia della Valle del Calore per le lotte allora esistenti tra l'Impero e il Papato. Dopo la sua costruzione, il castello ha ospitato le varie famiglie nobiliari alle quali veniva concessa la signoria dell'Universitas di Roccadaspide; attualmente il castello è di proprietà di privati. Il maniero, che nei secoli ha subito varie aggiunte e trasformazioni, si presenta in ottimo stato di conservazione, ha un perimetro di 400 metri ed è costituito da 33 stanze e 7 torri di cui 2 quadrangolari e 5 cilindriche. All'interno delle mura del castello sono inoltre presenti degli ambienti un tempo adibiti a prigioni e camera dei supplizi nonché i giardini della Corte. È certo inoltre che in epoca feudale, intorno al castello, vennero erette varie strutture caratteristiche del periodo medioevale quali una cinta muraria, torrette di avvistamento, un ponte levatoio in legno, una cisterna, due porte artistiche dalle quali si accedeva al centro urbano, il macello della Corte, depositi, capannoni, recinti per animali, la vigna della Corte e tante altre di cui rimango soltanto poche tracce.

 

 

Ruderi del Convento dei Carmelitani
Il convento dei carmelitani scalzi era sito su una collinetta isolata, in posizione leggermente sopraelevata rispetto al paese a circa un chilometro dal centro urbano. La sua funzione principale era quella di custodire le tombe delle famiglie nobili rocchesi e l'ossario comune. Sempre nell'ambito della politica anticlericale perseguita dal governo napoleonico, il convento venne chiuso nel settembre 1809, ma la relativa chiesa rimase aperta al culto ancora per qualche tempo prima di essere in seguito affidata al Comune. Il convento, ora in rovina, fu demolito negli anni 50 del XX sec. e le pietre furono utilizzate per costruire le strade rurali del comune. La struttura era costituita da numerosi edifici tra i quali una chiesa con nove cappelle, un refettorio, un chiostro e altri luoghi comuni di lavoro

 

 

Chiesa della Natività di Maria
Attuale chiesa madre, è situata su un'altura che domina la piazza principale del paese, fu edificata nel 1608 nei pressi dell'allora Monastero di clausura di S. Elisabetta; la chiesa presenta delle finestre solo sul lato sinistro proprio a causa del fatto che il lato destro venne costruito adiacente al Monastero di clausura. La chiesa è stata più volte restaurata e modificata nel corso dei secoli, il più importante di questi interventi si ebbe nel 1862 ad opera del parroco Francesco Antico, che trasformò la base della chiesa a croce latina. La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1980, è stata restaurata e riaperta al culto alla fine degli anni '90. Di particolare interesse sono il portale di bronzo (collocato dopo il restauro degli anni '90), il campanile con l'orologio e le sacre suppellettili custodite all'interno della chiesa tra le quali ricordiamo una tela ad olio raffigurante l'Immacolata concezione ritenuta un'opera giovanile di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello e datata in torno al 1607 circa nonché le statue di Santa Sinforosa e San Getulio che ne contengono le rispettive reliquie.