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Policastro Bussentino (Pixunte)


Policastro Bussentino, frazione del comune di Santa Marina, si estende lungo la costa del Golfo omonimo a breve distanza dalla foce del Bussento. E' una delle mete più frequentate dal turismo balneare, caratterizzata da un pregevole centro storico di età medioevale.

 

La cattedrale e l'antico campanile
Si presentano imponenti nel centro storico. Il duomo propone la sua anima artistica in una sapiente miscela di materiali antichi che la rivestono e, che incorniciano i decori interni creando dei giochi di colore e di contrasti. Da ammirare è la cripta del VI secolo in cui si conservano una Pietà di scuola Senese ed un Paliotto.
La Cattedrale è uno dei monumenti più antichi della Campania e d'Italia.
Il campanile è di grande imponenza; le fondamenta risalgono all'epoca della ricostruzione tra il 1709 ed 1716.
Entrando in Cattedrale, troviamo un monumento scultoreo ed un altro pittorico che raffigurano il campanile nella forma primitiva. La sormonta un cubo che si trova all'esterno ma comprendente all'interno la cupola sovrastante il presbiterio.
La CRIPTA presenta volte a crociera sorrette da 14 colonne in pietra, nessuna uguale all'altra, disposte su due file.
L'azione distruttiva del tempo ha quasi del tutto cancellato l'originaria decorazione.
Al secolo successivo risalgono le due piccole navate laterali, che nel '700 furono adibite l'una a sagrestia e l'altra a sede della Congrega dell'Assunta, ed il massiccio Campanile romanico a pianta quadrata.
Il CAMPANILE romanico fu costruito nel 1167 per volere di re Guglielmo II e ampliato nel XIV secolo. Al primo periodo risalgono i primi due ordini di arcate, eretti sulle vestigia di una torre di difesa romana.
Nel XIV secolo il Campanile fu completato con altri due ordini di arcate e con la cuspide terminale che in seguito fu distrutta da un fulmine.
La facciata della Chiesa, è impreziosita da una EDICOLA in bassorilievo sovrastante il portale. Ricordata tra le più preziose sculture del Rinascimento meridionale, fu realizzata per volere del Vescovo Carlo Fellapane, di cui lo stemma riporta il nome.
L'EDICOLA raffigura la Madonna con Bambino e due Angeli alati, uno dei quali poggia la mano sulla spalla del Vescovo, mentre l'altro lambisce il Campanile della Cattedrale. A completare la facciata troviamo due piccoli leoni in pietra dell'XI secolo.
L'interno della Cattedrale ospita numerose opere d'arte.
Vicino all'ingresso è collocato il SARCOFAGO DEL BARONE GALLOTTI: il sarcofago in marmo del Barone di Battaglia Giulio Gallotti, che nel 1449 assalì il Castello di Policastro rimanendo ucciso. Fu fatto scolpire per commemorarne la morte dal Vescovo Fellapane.
L'opera ha scolpita l'immagine della Vergine fra il Vescovo e il Bambino Gesù. Il Sarcofago è retto da tre statue che rappresentano la Fede, la Speranza e la Carità.
Il pavimento della Chiesa è in maiolica dipinta, esso conserva le sepolture dei Vescovi Lancellotto, Nicola e Maradei, datate rispettivamente al 1445, 1501 e 1705.
Il soffitto venne restaurato nel 1912 dal pittore Lanziani di Lauria. In fondo alla navata si trova il presbiterio, al quale si accede tramite una scala con balaustra.
Alle spalle dell'altare maggiore è affissa una tavola dipinta che raffigura una Madonna con Bambino, opera realizzata da Calabrese Pietro Neurone.
La CUPOLA fu affrescata verso la fine del XVIII secolo con una scena del Paradiso, mentre nei Pennacchi laterali sono raffigurati gli Evangelisti.

 

Il Castello dei San Severino
Il Castello di Policastro fu costruito dai Bizantini nel VII sec. d.C. Più volte distrutto e fu fatto riedificare diverse volte. Era composto da sale, da una cappella e di un poderoso maschio. Nel 1806 il Castello fu nuovamente distrutto dalla flotta inglese che lo bombardò.

 

Le Mura di Cinta
Le mura di cinta sono di epoca greca (471 a.C.). ". Policastro è tra le città che ha le cinta murarie medioevali meglio conservate. Le Mura di Policastro, documentano le diverse fasi storiche attraversate dal centro abitato.
Lungo le Mura si possono vedere evidenti tracce di poligonale italico. Le Mura furono più volte danneggiate e ricostruite dai Bizantini, dai Normanni, dagli Angioini e persino dai Conti Sanseverino.